{"id":99684,"date":"2015-06-02T10:31:48","date_gmt":"2015-06-02T10:31:48","guid":{"rendered":"http:\/\/www.lucamercatali.it\/?page_id=99684"},"modified":"2015-06-02T12:02:13","modified_gmt":"2015-06-02T12:02:13","slug":"critica","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.lucamercatali.it\/index.php\/home\/critica\/","title":{"rendered":"Recensione"},"content":{"rendered":"<p><strong>STILUOVO<br \/>\nOmaggio agli  \u00abExercices de Style \u00bb di Raymond Queneau<br \/>\nMostra fotografica di Andrea Braschi e Luca Mercatali<br \/>\n<\/strong><br \/>\nIn una notte di mezz&#8217;estate ebbi un sogno fantastico. Camminavo lungo un maestoso  Boulevard &#8211;  parigino ? \u2013 nel bel silenzio delle ore dell\u2019alba &#8211; piuttosto strano per una  metropoli come Parigi. Passai per  una piazzetta  &#8211;  c&#8217;era accanto il teatro della &#8220;Com\u00e9die Fran\u00e7aise&#8221; &#8211; ah! allora Parigi! &#8211; e attraversai altre strade. Il mio passo era deciso, volevo raggiungere qualcosa. Ma cosa? Pi\u00f9 in avanti vidi la facciata di un enorme palazzo grigio con delle grandi arcate&#8230; chiaramente il  Louvre! Avevo trovato la risposta: qui volevo andare per godermi nel perfetto silenzio le opere d&#8217;arte pi\u00f9 belle del mondo. Una stretta strada mi condusse sotto le arcate maestose verso una piazza illuminata dal sole sorgente. Ma davanti  a me non si apr\u00ec la \u201cCour Car\u00e9e&#8221; del Louvre con la piramide di vetro nel mezzo, bens\u00ec&#8230;..una bella piazza di una citt\u00e0  italiana con piccole case antiche intorno ad un grande palazzo rinascimentale. Mi fermai con stupore. Un rumore ruppe il silenzio: la porta di una casa si apr\u00ec e due uomini uscirono.  Andavano a braccetto, ridevano,  saltavano di qua e di l\u00e0. Uno era vestito di nero, elegante, con un cappello, ed in mano un bastone   che ad uno sguardo pi\u00f9 attento si rivel\u00f2 essere una stecca da biliardo!  L&#8217;altro, con la barba e i capelli ricci,  era vestito da nobile inglese del Chiantishire con gli stivali ed un maglione color verde. Anche lui aveva qualcosa in mano. Silenziosamente mi avvicinai per vedere meglio: era un cavalletto con una macchina fotografica! Ma cosa fanno questi due qui, sono un po\u2019 brilli? In quel momento si girarono ridendo, pieni di una gioia misteriosa, corsero verso di me come ragazzini. Il signore vestito di nero tirava qualcosa fuori dalla sua giacca e insieme mi mostrarono un libro: leggilo, leggilo \u2013<br \/>\nRAYMOND  QUENEAU :  EXERCICES DE STYLE &#8211;  leggilo, leggilo !! Poi  ciak &#8211; erano spariti.<br \/>\nRaymond Queneau, Exercices de Style? Inquieta e preoccupata dalla prospettiva   di dimenticare questo nome, mi sono svegliata per cercare se esistesse veramente.<br \/>\nEd eccoci qua, dall&#8217; irrealt\u00e0  di un sogno siamo arrivati alla bella realt\u00e0 della mostra.<br \/>\n Antonio Manta con la sua professionalit\u00e0 di fama segue e sostiene pazientemente i capricci dei &#8211; l\u2019avete ben capito  &#8211;  due signori del mio sogno.  In verit\u00e0 invece Andrea Braschi e Luca Mercatali svolgono con seriet\u00e0, responsabilit\u00e0 e dedizione  la loro professione, sono medici di famiglia . Ogni tanto per\u00f2 Luca ed Andrea cambiano \u2013 io direi per pura sopravvivenza intellettuale  &#8211; la veste seria, a volte anche pesante del medico con quella fantasiosa e gioiosa dell&#8217; artista fotografo. Diverse volte siamo  stati  invitati a scoprire con stupore questa loro sensibile ed ingegnosa vena artistica, alla quale non manca  &#8211; come il sale in un buon piatto \u2013 una sana dose di ironia.<br \/>\nOggi, per\u00f2, stiamo di fronte ad una cosa straordinaria,  frutto delle loro idee caricate da una fantasia assolutamente inconsueta.<br \/>\nBanalmente si potrebbe chiamare questa mostra fotografica<br \/>\n\u201cNon solo scatti\u201d, ma per spiegare il perch\u00e9 del \u201c non solo\u201d, vorremmo condurvi in un viaggio insolito nell&#8217; infinito mondo della letteratura ed dell\u2019arte, tanto amato da Andrea e Luca.  Lettore curioso  con un\u2019 ammirabile conoscenza della letteratura anche straniera, questo \u00e8 Andrea. Luca invece evidenzia  un grande amore  per la storia dell\u2019arte e le  espressioni artistiche. Ed \u00e8 proprio li che troviamo la chiave esplicativa per questa mostra: i due, colleghi ed amici da una vita hanno saputo felicemente congiungere ed intrecciare  le loro passioni, creando insieme  un progetto fotografico mai visto e senza paragone. <\/p>\n<p>A questo punto dobbiamo ritornare a Raymond Queneau ed ai suoi \u201cExercices de Style\u201d. Ovviamente questo libro esiste davvero e molti anni fa un esemplare \u00e8 finito nelle mani di un giovane medico di guardia, che doveva  riempire le ore di attesa con una bella lettura. Si pu\u00f2 immaginare le risate di Andrea leggendolo:  assolutamente non roba belletristica, narrativa, ma  letteratura da definire laboratorio linguistico-intelletuale-ironico-comico-assurdo, un pezzo da mettere in scena.  L\u2019autore di questo \u201claboratorio\u201d \u00e8 il francese Raymond Queneau, scrittore, pittore, matematico, appassionato giocatore di scacchi e  di biliardo,  nato nel 1903 a Le Havre e morto all&#8217; et\u00e0 di 73 anni a Parigi. Attratto da giovane dalla lettura dell\u2019 avanguardia, dal dadaismo e dalla psicoanalisi, comincia a studiare filosofia alla Sorbonne di Parigi nel 1922 e presto si muove in circoli  intellettuali parigini ed aderisce al gruppo dei surrealisti. Un periodo che ovviamente ha stimolato la scrittura degli  \u201cExercices de Style\u201d, uno dei libri pi\u00f9 apprezzati dell\u2019autore.<br \/>\nIl narratore racconta un quotidiano avvenimento e lo trasforma  in novantanove modi diversi, ognuno in un diverso stile di narrazione. Furono pubblicati per la prima volta nel 1947 ed aggiornati nel 1969. Umberto Eco ha tradotto il libro nel 1983 per una edizione con testo originale a fronte.<br \/>\nLa trama del fatto \u00e8  banale: verso mezzogiorno, su un affollato autobus parigino, un uomo si lamenta con chi lo spinge di continuo e, appena trovato un posto libero, lo occupa. Il narratore, due ore dopo, lo rivede da un&#8217;altra parte con un amico, che gli dice di far mettere un bottone alla scollatura del soprabito.<br \/>\nPi\u00f9 che la trama inesistente sono le novantanove varianti stilistiche ad interessare il lettore. Col divertimento da giocoliere lo scrittore gira e trasforma la lingua e presenta il suo tema banale di continuo sotto una luce diversa. Qual\u2019 \u00e8 il messaggio di Queneau per inventarsi una tale scrittura?  Non \u00e8 il luogo di discuterne a lungo, ma la cosa pi\u00f9 importante \u00e8 senza dubbio  mostrare  che non esiste una sola realt\u00e0, un\u2019unica verit\u00e0, ma mille prospettive e modi di esprimersi  su un\u2019identica faccenda.<br \/>\nDa questo concetto sono partiti Andrea Braschi e Luca Mercatali per il loro progetto che hanno intitolato STILUOVO &#8211; Omaggio agli Exercices de Style di Raymond Queneau. Con cura e precisione,  eppure con  la leggerezza da equilibristi ci mostrano i loro esercizi di stile: un percorso divertente ed istruttivo nella storia dell\u2019arte  dall&#8217;  inizio dell\u2019umanit\u00e0  fino alle manifestazioni della action painting, guardando con occhi rispettosi le opere dei grandi maestri pur trasformandole con ironia artistica.<br \/>\nIl posto dell\u2019 episodio banale dell&#8217; autore francese &#8211; sempre presente con una frase delle sue variazioni letterarie scritta in ciascuna immagine in una forma tipografica in sintonia col motivo &#8211;  \u00e8 preso in questo ciclo di immagini da un oggetto umile: l\u2019uovo. Alimento fra i pi\u00f9 semplici, nutriente, base di pasti popolari come la frittata o l\u2019occhio di bue, che chiede comunque il trattamento attento di una mano sensibile. Cos\u00ec l\u2019uovo crudo rappresenta nell\u2019 immaginario collettivo la fragilit\u00e0 delle cose o la sensibilit\u00e0 umana. Il suo guscio estremamente sottile  ha per\u00f2 una forma nobile \u2013 tutta tonda ma non una sfera regolare, ed un colore che col suo candore suscita l\u2019idea della purezza. Ma l\u2019uovo non \u00e8 un oggetto morto: \u00e8  la prima forma di vita dei pulcini della gallina. Per questa ragione l\u2019uovo \u00e8 diventato il simbolo dell\u2019 origine della vita o del principio in generale.<br \/>\nI punti estremi di questa riflessione li troviamo anche nelle immagini qui presentate: l\u2019uovo in padella che \u00e8 diventato puro colore in una composizione quasi astratta e l\u2019uovo in un ombra mistica accanto a disegni preistorici di animali &#8211; simbolo della nascita del genio artistico nel buio dei tempi.<br \/>\nTenuto in mano da una ballerina fa temere per la sua fragilit\u00e0.<br \/>\nCentro di una configurazione minimalistica l\u2019uovo galleggiante fra due strumenti geometrici mette in evidenza la perfezione della sua forma naturale. Alla fine,  nelle immagini che parafrasano temi religiosi l\u2019uovo pu\u00f2 diventare per la sua purezza un simbolo di Cristo.<br \/>\nIn realt\u00e0 per\u00f2 non si tratta di un&#8217;  indagine sull\u2019uovo. Il tema della mostra \u00e8 invece l\u2019arte o piuttosto la metamorfosi dell\u2019arte: opere e momenti della storia dell\u2019arte riproposte coi mezzi della fotografia digitale. Facendo tesoro delle nuove possibilit\u00e0 la loro fotografia trapassa lo scopo di riprodurre la realt\u00e0 spingendosi in altre dimensioni.<br \/>\nEsploriamo adesso alcune immagini in un percorso cronologico dei motivi rendendoci conto per\u00f2 che questa sequenza storica non coincide col processo creativo degli autori:<br \/>\nUn mucchio di sabbia su una spiaggia toscana ripreso all\u2019 ora del tramonto diventa il colossale  <strong>monumento sepolcrale di un faraone nel deserto egiziano<\/strong>, contrastando la sua angolare forma piramidale con quella tonda e soffice dell\u2019 uovo.<br \/>\nGiocano invece coll\u2019analogia le variazioni sul <strong>nudo classico<\/strong> avvicinando la forma sferica dell\u2019 uovo alle forme tondeggianti del corpo femminile. In queste immagini i modelli diventano sculture di marmo bianco, come il guscio dell\u2019 uovo \u2013 quest\u2019 ultimo diventa oggetto di contemplazione nella mano di Venere prestato dal <strong>Canova<\/strong> o simbolo integro della procreazione contrastandolo con lo stato frammentato di un torso artificiale.<br \/>\nL\u2019arte toscana del tardo medioevo \u00e8 rappresentata da due immagini: l\u2019uovo nel braccio della <strong>Madonna \u201ctrecentesca\u201d<\/strong>  d\u00e0 al gesto materno una sorprendente intensit\u00e0.<br \/>\nIl <strong>Compianto del Cristo morto<\/strong> \u00e8 l\u2019unica opera d\u2019arte interamente integrata in un contesto nuovo: in un dittico a fondo nero appare accanto all\u2019 affresco quattrocentesco un testo di Queneau che prende la forma di un\u2019iscrizione. Qui si legge la parola chiave \u201csacr\u00e9\u201d sopra un uovo appoggiato sulle mascelle di una pinza che insieme ad un chiodo evoca la deposizione dalla croce. La vicinanza inappropriata di questi arnesi arcaici di ferro e dell\u2019uovo fragile ricorda la sofferenza di Cristo uomo trasportando con la loro presenza fisica il messaggio del quadro antico in un\u2019esperienza immediata.<br \/>\nIl turbante color rosso acceso drappeggiato su un uovo ci conduce nel mondo del realismo fiammingo del quattrocento riproponendo di un ritratto del grande maestro  <strong>Jan van Eyck<\/strong> solo il suo complicato copricapo, osservato e reso nel dipinto originale con una intensit\u00e0 puntigliosa quasi in competizione con la fisionomia dell&#8217; uomo.<br \/>\nIn una tale rassegna certamente non doveva mancare un omaggio ai grandi geni del rinascimento fiorentino \u2013 Leonardo e Michelangelo. Sulle orme di <strong>Leonardo<\/strong> vediamo riproposto col mezzo  fotografico il problema dell&#8217; uomo vitruviano ma prendendo il tentativo di soluzione del teorema enigmatico nel celebre disegno del grande maestro come spunto per ricordare ironicamente che l\u2019uomo pur  avendo un\u2019unica origine &#8211; l\u2019uovo &#8211; esiste sia come maschio che come femmina.<br \/>\nDiventa  invece una riflessione sull&#8217; atto della creazione artistica l\u2019esercizio di stile sul famoso affresco nella Cappella Sistina. Bastava l\u2019ombra della mano di Dio Creatore per evocare il capolavoro di <strong>Michelangelo<\/strong>. Ma al gesto divino non corrisponde la mano della creatura umana, vediamo invece al posto di Adamo un blocco di marmo bianco abbozzato dal quale sta nascendo la forma levigata di un uovo. Questa figurazione traspone in un&#8217; immagine il concetto michelangiolesco che la figura imprigionata nella pietra viene liberata dallo scultore.  Nello stesso tempo l\u2019equiparazione della figura dell\u2019artista col Dio Creatore viene ridimensionata dall\u2019 onda di parole nel mezzo che trasportano la sollecitazione  banale di aggiungere un bottone al capotto.<br \/>\nAlla pittura del Seicento i nostri autori si avvicinano in due modi diversi.            \u00c8 una invenzione loro l\u2019opulenta <strong>natura morta in stile fiammingo<\/strong>-olandese che riprende i motivi ricorrenti nel genere della Vanitas come il teschio, la candela che si spenge, le bolle di sapone e le rose passite, aggiungendo come un oggetto simbolico in sintonia col messaggio della transitoriet\u00e0 della vita il guscio spezzato di un uovo.<br \/>\nCi vuole invece una memoria allenata per associare le sette uova davanti ad un muro grezzo con una finestra semiaperta ad un capolavoro di <strong>Caravaggio<\/strong>. \u00c8 il raggio obliquo della luce che rimanda alla Vocazione di San Matteo nella cappella Contarelli della chiesa romana di San Luigi de\u2019Francesi. Solo ora si capisce il senso delle leggere variazioni nella posizione e dimensione delle uova, trattandosi di una estrema astrazione dell\u2019intreccio psicologico espresso nelle figure del maestro rivoluzionario.<br \/>\nNegli ultimi decenni dell\u2019 Ottocento la fotografia \u00e8 ormai una tecnica universalmente accettata, utilizzata come strumento di studio anche dagli artisti, i quali si sentono liberati dall\u2019obbligo della descrizione realistica. Nasce l\u2019Impressionismo che mira a cogliere la luce e i colori di un momento specifico del giorno e della stagione. Questo scopo artistico viene raggiunto con un lavoro rapido del pennello tanto che i risultati sembravano ai contemporanei solo bozzetti. Oggi la fotografia digitale a colori pu\u00f2 competere con la sua istantaneit\u00e0 e precisione con la mano del pittore. Per questa ragione alla variazione sul paesaggio primaverile di <strong>Claude Monet<\/strong> non manca niente della freschezza atmosferica del quadro famoso. Il motivo del cesto con le uova arricchisce inoltre la passeggiata nel campo fiorito col pensiero lieto alla festa di pasqua.<br \/>\nLe ballerine di <strong>Edgar Degas<\/strong>  si contano ormai fra i favoriti del pubblico. Facilmente si dimentica in quale misura l\u2019artista si fece ispirare dalla fotografia nei suoi sguardi solo apparentemente  casuali sul palcoscenico e dietro le quinte. Consapevoli di questa convergenza fra fotografia e pittura i nostri autori si limitano a riproporre la messinscena del maestro francese con risultato sorprendente se si considera che questa evocazione della belle \u00e9poque parigina \u00e8 stata realizzata nel ambiente modesto di una cittadina del Mugello.<br \/>\nSarebbe una idea allettante indagare sulle fonti di ispirazione di tutte le immagini qui presentate perch\u00e9 ciascuna fotografia invita alla riflessione su un protagonista ed il suo contributo alla storia dell\u2019arte. Tramite un tale approfondimento ci si renderebbe sempre pi\u00f9 consapevole in quanti modi diversi si pu\u00f2 percepire lo stesso oggetto. Cos\u00ec il leitmotiv della mostra nella forma di un uovo sodo tagliato ha tutto un altro valore nelle variazioni su <strong>Van Gogh<\/strong> e <strong>Kandinsky<\/strong> &#8211;  suggerendo nell\u2019una l\u2019intensit\u00e0 del colore, mentre nell\u2019altra diventa un tassello in un gioco calcolato di objets trouv\u00e9s.<br \/>\nSe fosse presente il maestro <strong>Giorgio Morandi<\/strong> si sarebbe forse rammaricato di essersi lasciato sfuggire il motivo dell\u2019uovo talmente in sintonia con i suoi amati vasi e bottiglie entrando peraltro perfettamente nella tonalit\u00e0 della sua tavolozza.<br \/>\nInvece siamo pi\u00f9 scettici sulla reazione dell\u2019artista se immaginiamo l\u2019americano  <strong>Jackson Pollock<\/strong> vedere il suo furor creativo avvicinato ad un incidente di cucina.<br \/>\nMa ogni opera delle arti figurative si sottrae infine alla parola sia pure della descrizione  pi\u00f9 attenta e a maggior ragione alla interpretazione che rimane sempre legata a convenzioni letterarie.  In questo senso la nostra introduzione non pu\u00f2 essere altro che un invito a fidarsi dei propri occhi e lasciarsi prendere dalla forza visiva delle immagini di Andrea Braschi e Luca Mercatali.<\/p>\n<p><strong>Martina Brunner-Bulst e Wolfger Amadeus Bulst<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STILUOVO Omaggio agli \u00abExercices de Style \u00bb di Raymond Queneau Mostra fotografica di Andrea Braschi e Luca Mercatali In una notte di mezz&#8217;estate ebbi un sogno fantastico. Camminavo lungo un maestoso Boulevard &#8211; parigino ? \u2013 nel bel silenzio delle ore dell\u2019alba &#8211; piuttosto strano per una metropoli come Parigi. Passai per una piazzetta &#8211; c&#8217;era accanto il teatro della &#8220;Com\u00e9die Fran\u00e7aise&#8221; &#8211; ah! allora Parigi! &#8211; e attraversai altre strade. Il mio passo era deciso, volevo raggiungere qualcosa. Ma cosa? Pi\u00f9 in avanti vidi la facciata di un enorme palazzo grigio con delle grandi arcate&#8230; chiaramente il Louvre! Avevo trovato la risposta: qui volevo andare per godermi nel perfetto silenzio le opere d&#8217;arte pi\u00f9 belle del mondo. Una stretta strada mi condusse sotto le arcate maestose verso una piazza illuminata dal sole sorgente. 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